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Che cosa misura davvero l’indice europeo della qualità dell’aria - PM2.5, NO₂ e ozono

Apri una qualsiasi pagina di città di Paruso - per esempio Londra - e la prima cosa che vedi è un’unica parola, da Buona a Estremamente scadente, avvolta in un colore. Quell’etichetta è l’Indice Europeo della Qualità dell’Aria (EAQI), lo standard usato in tutta l’UE e nella più ampia rete dell’Agenzia europea dell’ambiente. Condensa molta chimica in un distintivo ordinato. Sapere cosa contiene - e, soprattutto, cosa non ti sta dicendo - rende il numero molto più utile.

Un distintivo, cinque inquinanti

L’indice europeo si basa su un massimo di cinque inquinanti misurati alle stazioni di monitoraggio: il particolato fine (PM2.5), quello più grossolano (PM10), il biossido di azoto (NO₂), l’ozono troposferico (O₃) e il biossido di zolfo (SO₂). Ciascuno è confrontato con la propria scala di concentrazione e classificato in una di sei bande con un nome: Buona, Accettabile, Moderata, Scadente, Molto scadente ed Estremamente scadente. Le bande portano i colori familiari dal verde al rosso scuro, per leggere la situazione a colpo d’occhio senza memorizzare alcun numero.

Perché vince l’inquinante peggiore

La cosa più importante da capire: l’indice non è una media. Il valore complessivo di una città è semplicemente il peggiore dei suoi sotto-indici per inquinante. Se PM2.5, NO₂ e SO₂ sono tutti comodamente nel verde ma l’ozono è nella banda «Scadente», l’intera città segna «Scadente». È voluto: l’indice è uno strumento di tutela della salute, e l’inquinante che in questo momento ti dà più fastidio è quello da conoscere. Significa anche che l’etichetta principale nasconde sempre una storia: qualcosa la guida, e vale la pena vedere quale inquinante.

PM2.5: di solito chi detta il ritmo

Le particelle fini sotto i 2,5 micrometri sono l’inquinante più spesso responsabile di una lettura scadente, e quello più saldamente legato ai danni a lungo termine - sono abbastanza piccole da insinuarsi in profondità nei polmoni e passare nel sangue. Nell’indice europeo le PM2.5 sono l’inquinante di riferimento sul quale gli altri vengono calibrati. Come mappa mentale approssimativa, le concentrazioni orarie fino a circa 10 µg/m³ rientrano in «Buona», fino a 20 in «Accettabile», e da lì le bande salgono. Il particolato domina l’indice in inverno, quando riscaldamento, legna bruciata e aria fredda e stagnante ammassano l’inquinamento nello strato più basso dell’atmosfera - ecco perché una città come Cracovia e gran parte della Polonia possono accendersi di rosso in una notte tranquilla di gennaio.

NO₂: il marcatore del traffico

Il biossido di azoto proviene soprattutto dalla combustione, e in città significa in larga parte il traffico stradale - in particolare i motori diesel. Tende a toccare il picco nelle ore di punta e lungo le strade trafficate, quindi è l’inquinante che segue più da vicino dove sono le auto. Il NO₂ irrita le vie respiratorie ed è un buon indicatore dell’intera miscela legata al traffico. Essendo così locale, due stazioni distanti poche strade possono segnare valori piuttosto diversi: nella stessa città, una pagina residenziale tranquilla e una a bordo strada non misurano la stessa aria.

Ozono: l’imprevisto dell’estate

L’ozono troposferico è il caso a parte. Non viene emesso direttamente; si forma sotto il sole quando il NO₂ e altri gas reagiscono al calore. Questo gli dà il profilo stagionale opposto a quello del particolato: l’ozono è un problema della stagione calda e del pomeriggio, più alto nelle giornate luminose, calde e stagnanti e nel sud dell’Europa. In un pomeriggio d’estate senza nuvole è spesso l’ozono - nulla che tu possa vedere o annusare - a spingere in alto l’indice. Abbiamo spiegato perché ciò colpisce più duramente il Mediterraneo nel nostro articolo sull’ozono estivo ad Atene.

Ciò che l’indice non misura

L’EAQI è un’istantanea a breve termine, oraria, pensata per dirti se conviene cambiare i piani oggi. Non è una misura di conformità normativa, né la stessa cosa di una media a lungo termine - una città può passare gran parte dell’anno in «Buona» e superare comunque le raccomandazioni sanitarie annuali, perché anche un inquinamento moderato si accumula nei mesi. Considera il distintivo come «com’è l’aria adesso», non «questa città è pulita nel complesso». Nota anche che l’AEA ha rivisto le bande dell’indice nel 2024–2025 per avvicinarle alle linee guida 2021 dell’Organizzazione mondiale della sanità: le soglie sono quindi più severe di quelle che molti ricordano.

Come leggerlo giorno per giorno

Una volta capita la struttura, l’indice diventa uno strumento pratico di pianificazione:

  • Guarda oltre il colore, verso il motore. Controlla quale inquinante fissa il livello - il particolato richiede certe precauzioni, l’ozono altre.
  • Tieni conto della stagione. Le letture invernali riguardano soprattutto le PM2.5; i picchi estivi, soprattutto l’ozono.
  • Segui la curva del giorno, non solo l’istantanea. L’ozono sale nel pomeriggio e il NO₂ tocca il picco nelle ore di punta - il momento delle tue attività all’aperto conta quanto il numero in evidenza.
  • Adatta lo sforzo alla banda. «Buona» e «Accettabile» vanno bene per tutti; da «Scadente» in su, i gruppi sensibili dovrebbero ridurre l’attività intensa all’aperto.
  • Controlla la tua via. Il NO₂ in particolare è molto locale: la stazione più vicina è quella che conta.

L’unica parola in cima alla pagina è un buon titolo - ma merita un secondo sguardo. Vedi cosa guida il numero oggi a Milano, oppure percorri tutto il continente sulla mappa dell’Europa.

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I valori sono indicativi, basati sul modello europeo Copernicus CAMS, e non costituiscono una diagnosi medica. In caso di asma o allergia grave, segui il parere del tuo medico.